Come funziona la distribuzione?

•Giugno 3, 2009 • Lascia un Commento

Finalmente inizio a scrivere… E forse, prima di addentrarmi nei casi specifici, è il caso di cominciare proprio dal principio, ovvero dal funzionamento della distribuzione cinematografica.

Prima di tuttoè necessaria una definizione, perché non tutti hanno ben chiaro il ruolo della distribuzione nel processo produttivo di un film: dopo la fase di ideazione (invenzione e scrittura della sceneggiatura) e quella di produzione (raccolta di fondi, organizzazione delle riprese, montaggio, ecc ecc) si arriva all’ultimo stadio, quello della distribuzione, il momento in cui il film deve arrivare nei cinema, in televisione o in qualunque altro luogo che ne permetta la fruizione da parte del pubblico.

Mediamente per un film italiano è già piuttosto difficile ottenere dei fondi per la produzione: il MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) eroga dei contributi su richiesta ad alcuni film, di solito quelli ritenuti di interesse culturale e sociale (ma di strappi alle regole ce ne sono tanti, anche perché capire cos’è che renda un film culturalmente o socialmente interessante non è così facile); perlopiù il (non)giovane filmaker si rivolge a sponsor e produttori, solitamente restii ad investire in prodotti dal risultato economico poco sicuro; più spesso si autoproduce come può.

Una volta realizzato – con gran dispendio di energie, risorse, tempo e denaro – il film deve ottenere un qualche tipo di risposta commerciale per cercare di recuperare i costi di produzione e magari guadagnare qualche soldo in più.

I film indipendenti (o quelli autonomi, cioè interamente autoprodotti) raramente riescono a ottenere guadagni sufficienti alla copertura delle spese e spesso le produzioni naufragano dopo i primi insuccessi.

Tralasciando l’aspetto produttivo, su cui vale la pena di soffermarsi in un altro post (promemoria!), l’ostacolo più grande da superare per il piccolo, povero film italiano è arrivare nei cinema: i film ad alto budget generalmente vengono prodotti e distribuiti dalla stessa società (per esempio Medusa) e saturano rapidamente il mercato (detto in altre parole, escono in centinaia di copie, in quasi tutti i cinema italiani contemporaneamente) ma i film a budget più basso, a meno che non vengano ritenuti un possibile successo, fanno un’immensa fatica a trovare un distributore interessato. O meglio, un grosso distributore interessato.

Sì, perchè di distributori in Italia ce ne sono diversi – non tantissimi, ma diversi – ma generalmente si tratta di piccole società con poche possibilità di investimento che faticano enormemente a competere con i giganti del settore, che distribuiscono le pellicole di maggiore successo (Medusa e 01Distribution, ovvero Mediaset e Rai, per chi non lo sapesse…).

Così i piccoli film, se riescono a uscire nei cinema, vengono stampati in poche copie (poche decine, ma ci sono moltissimi casi di film stampati in 2-3 copie per l’intero territorio nazionale), perché la stampa in pellicola costa tantissimo, e difficilmente si sa della loro esistenza perché è difficile vedere i loro trailer al cinema o in tv (avete idea di quanto costi un passaggio pubblicitario?).

Per questo motivo, è facile intuire che i film che vediamo al cinema sono solo una piccolissima parte dell’intera produzione cinematografica nazionale e internazionale, si tratta dei i pochi eletti che sono riusciti a superare indenni ogni fase produttiva.

Non è impossibile che un piccolo film arrivi ad ottenere una distribuzione adeguata ma è davvero molto molto raro.

Fatta quest’introduzione, di certo poco ottimista, nei prossimi post mi soffermerò su vari aspetti legati al mondo della distribuzione cinematografica, il vero anello debole dell’industria del film in Italia e non solo.

Pagina bianca

•Maggio 20, 2009 • Lascia un Commento

Ciao a tutti!
In questo primo post rompo il ghiaccio e la paralisi da pagina bianca parlando un po’ (ma poco) di cosa mi ha spinto a mettere su un mio blog.
Il cinema è la mia passione più grande, mi affascina fin da quando ero una bambina rompiscatole simile a Lisa, e dopo anni di studio e di visioni vorrei che diventasse un mondo reale, uscendo fuori dall’essenza impalpabile che copre lo schermo. Detta in modo meno altisonante, vorrei che diventasse il mio lavoro.
Ora, che c’entra il blog?
Qui voglio raccogliere materiale, informazioni e notizie sull’aspetto che più mi interessa di questo mondo: la distribuzione.
Tutti sanno che il cinema (italiano) è in crisi ma pochi ne conoscono la causa: i film – soprattutto quelli belli, originali, diversi, quelli che valgono la pena di esser visti, insomma – non riescono ad arrivare nelle sale, perlopiù per colpa delle major del settore, che non vogliono investire in “prodotti” poco remunerativi dal punto di vista commerciale.
Così molti cineasti, come molti musicisti, hanno deciso di risolvere il problema inventandosi nuovi modi per produrre e distribuire i loro film (e i loro dischi). Facendo tutto da soli.
Nel blog scriverò di questi avventurieri, delle loro idee, della loro voglia di cambiare un sistema opprimente, sperando di contribuire anch’io alla diffusione di nuovi modi di pensare e fare cinema.
Si aprano le danze!